Cronaca

Doppio blitz dei Nas al Piemonte: verifiche sui posti di terapia intensiva

Secondo le analisi dei carabinieri non sarebbero emersi problemi relativi alla dotazione dichiarata. Per il Coas c'è comunque poca chiarezza sui numeri del nosocomio del centro città e sui rianimatori assunti dall'azienda

Controllo della veridicità dei 16 posti letto no covid dichiarati, del piano per le misure anti-contagio e dei dispositivi di protezione impiegati. Le verifiche eseguite  in due tornate, a metà novembre e lunedì 30, all'Ircss Neurolesi nel plesso dell'ospedale Piemonte da parte dei carabinieri dei Nas non avrebbero rilevato problemi relativi alla gestione dell'emergenza sanitaria. Secondo quanto dichiarato dal nosocomio sulla piattaforma regionale Gecos i posti di terapia intensiva ordinaria sono 16. Un dato su cui il Co.A.S. Medici dirigenti esprime dei dubbi. Metà dei posti, infatti, appartengono all'Utic di Cardiologia dell'ospedale, e sarebbero quindi privi delle misure necessarie per garantire le cure di rianimazione ai pazienti. Gli altri otto, invece, fanno parte della terapia intensiva generale no covid e, uno di questi, è anche predisposto a ospitare pazienti in isolamento grazie a locali e spazi adeguati. Intanto a fine novembre l'Ircss ha dichiarato di voler predisporre sei nuove terapie intensive.

"Ma in realtà saranno sub-intensivi perché mancano i rianimatori, cioè quel personale che consente di dare ai pazienti covid le cure necessarie - spiega Mario Macrì, il coordinatore provinciale del Co.A.S. Medici Dirigenti - A lavorare nelle terapie sub-intensive sarebbero chiamati medici non specializzati in anesesia rianimazione nel ruolo di consulenti. Una scelta che non assicura un livello assistenziale adeguato in termini di efficacia, appropriatezza ed efficienza delle prestazioni della struttura perchè, in casi gravi, il personale medico dovrebbe in ogni caso appellarsi alle cure specifiche dei rianimatori, che attualmente nella struttura sono soltanto 19". Un problema, quello della mancanza di rianimatori che ha nella fase emergenziale accomunato tutte le strutture ospedaliere costrette, soprattutto durante la prima ondata del contagio da coronavirus, a sospendere gli interventi chirurgici ordinari ad eccezione di quelli non differibili come per i pazienti urgenti e oncologici.

"Il sindacato invita il management dell’Ircss a prendere in considerazione la stabilizzazione dei medici ancora precari e alla assunzione di nuovo personale medico applicando il cosiddetto decreto Calabria che prevede l’assunzione di medici tra cui gli Anestesisti già dall’ultimo anno di specializzazione con un particolare contratto di assunzione a tempo indeterminato convertito dopo il conseguimento della specializzazione. Infine, il Co.A.S diffida l'Azienda dall’intraprendere l’iniziativa di affidare la gestione di pazienti critici a personale non qualificato le cui influenze ricadrebbero negativamente su un’ampia platea di operatori e nuocerebbero gravemente sia all’utenza che all’Azienda stessa in quanto al fuori di percorsi clinico/assistenziali e linee guida di riferimento", dichiara ancora il Co.A.S. Medici Dirigenti.

Il nodo della questione sarà sciolto dalla regione, secondo il direttore sanitario Giuseppe Rao. "Durante la prima visita i Nas hanno accertato i lavori del Pronto Soccorso e ispezionato le procedure e gli aspetti igienico-sanitario della struttura - spiega Rao - Invece durante la seconda visita hanno valutato i posti letto covid. La nuova terapia intensiva che implementerebbe con sei posti la dotazione del nosocomio è stata ultimata, aspettiamo di sapere se adibirla a sub-intensiva". 

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