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Giuseppe Santalucia

Giuseppe Santalucia

Svolta all'Associazione nazionale magistrati, il messinese Santalucia sostituisce Luca Palamara

L'esponente di Area, ha ottenuto il consenso delle altre correnti e prende il posto del dimissionario Poniz. I primi passi per la ricomposizione di un sindacato ancora diviso dai veleni. Ecco come il magistrato cominciò la sua carriera a Messina

E’ il messinese Giuseppe Santalucia, 56 anni, esponente della corrente di sinistra Area, il nuovo presidente nazionale dell’Anm, l’associazione nazionale dei magistrati. Prende il posto del milanese Luca Poniz, il più votato nella stessa corrente alle ultime elezioni per il sindacato dei magistrati sul quale è pesato l’aut l’aut di Magistratura Indipendente. Magistrato di Cassazione, già direttore dell’Ufficio legislativo del Ministero di via Arenula, Giuseppe Santalucia si è formato al Tribunale di Messina, dove ha mosso i primi passi come Pm, prima di un breve passaggio a Patti e, come Gip, giudice delle indagini preliminari, al tribunale di Reggio Calabria.

Su Giuseppe Santalucia pesano ancora le ombre del Caso Palamara, il Pm di Roma espulso dall’associazione dopo l’inchiesta della Procura di Perugia: indagini che hanno svelato il sottobosco delle trattative sotterranee tra politici e correnti del consiglio superiore della magistratura, mirate alle nomine nelle Procure nazionali.

La prima telefonata di congratulazione al neo presidente è giunta dal ministro siciliano della Giustizia, Alfonso Bonafede. E a un senso di grande equilibro sono improntate le prime dichiarazioni del neo presidente, che ha subito ricordato come “i magistrati sono tenuti al fermo rispetto della Costituzione” e che la prima priorità della categoria, dopo la bufera Palamara, “è quella di ricostruire il tessuto etico…”. Una risposta indiretta alla agguerrita pattuglia di contestatori della corrente Centouno, guidati dal pm raugusano Andrea Reale che hanno provato in tutti i modi a stoppare la candidatura di Giuseppe Santalucia, contestandone perfino “l’eccessiva assenza dai ruoli attivi della magistratura”.

Vicepresidente dell’Anm, è stata eletta la napoletana Alessandra Maddalena, della corrente di centro, Unità per la Costituzione, prima guidata da Luca Palamara. La carica di segretario è andata a Salvatore Casciaro, della Corte di Appello di Roma. Un segno della ricomposizione tra le varie anime del sindacato delle toghe: il neo presidente Giuseppe Santalucia gode dell’appoggio di Magistratura Indipendente, corrente nella quale ha lungamente militato, facendosi promotore di un progetto di fusione con Area.

Una adesione che si estende anche ad Autonomia e Indipendenza, la corrente di Sebastiano Ardita e del Pm Nino Di Matteo, rimasta ora orfana di Pier Camillo Davigo, costretto alle dimissioni per raggiunti limiti dell’età, imposizione di legge alla quale Davigo si era opposto con un ricorso poi bocciato dal Consiglio di Stato.

Giuseppe Santalucia è stato un pubblico ministero scomodo a Messina, che si è subito scontrato con “i poteri forti”. Sua la prima grande inchiesta sul malaffare della Università di Messina, nel 1994 che doveva sfociare nella richiesta di arresto dell’ex rettore Guglielmo Stagno D’Alcontres per una serie di consulenze facili, a molti zeri, assegnate al giurista Angelo Falzea, anziché come sarebbe stato giusto all’Avvocatura di Stato. Indagini che hanno pesantemente segnato i primi passi di magistrato Giuseppe Santalucia, ritenuto dalla casta dei magistrati messinesi un “figlio del popolo”: suo nonno, Giuseppe Majorana, un commerciante di calzature che militava nell’allora Pci, fu barbaramente trucidato all’età di 41 anni nel corso della rivolta contro il carovita, insieme a due altri manifestanti, Biagio Pellegrino, 34 anni, e Giuseppe Lo Vecchio, 19 anni, dalle forze dell’Ordine che aprirono il fuoco gridando “Avanti Savoia…”.

Giuseppe Santalucia gli screzi con i magistrati li ha vissuti sulla sua pelle: le sue indagini sui santuari del potere messinese, lo hanno portato a prendere le distanze da alcuni trattamenti di favore. Santalucia abbandonò per protesta l’interrogatorio da parte del magistrato Angelo Giorgianni nei confronti dell’ex sottosegretario Giuseppe Astone per le tangenti sulla A20, l’autostrada Messina-Palermo, per i toni confidenziali utilizzati dal politico verso il Pm Angelo Giorgianni: “Angelino…”

Veleni antichi, seppelliti come le inchieste sul Caso Messina, il verminaio denunciato da Niki Vendola sulle commistioni di potere tra magistratura e Accademia: nomi che ancora oggi ricorrono nelle aule del Tribunale e all’Università di Messina.

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