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Occupazione suolo pubblico e "l'operazioncina” di un consigliere, Interdonato: “Il sindaco faccia il nome”

Interrogazione e denuncia pronta all’autorità giudiziaria per chiedere di far luce sulle recenti dichiarazioni di De Luca. “Gravissimo lasciare nella indeterminatezza una simile accusa, rivolta peraltro ad un pubblico ufficiale”

Una denuncia all’autorità giudiziaria per chiedere di far luce sulle recenti dichiarazioni del sindaco di Messina Cateno De Luca a proposito di un  “consigliere comunale”  che avrebbe “adattato” per fini personali “leggi, regolamenti e norme” relativi ai procedimenti di rilascio delle concessioni per l’occupazione del suolo pubblico.

Lo annuncia il vice presidente del Consiglio comunale Nino Interdonato che sulla questione dell’occupazione del suolo pubblico si era intestato la battaglia dal 2015 e più di recente anche con la Soprintendenza  sull’autorizzazione dei diversi tipi di dehors.

Interdonato ha presentato anche una interrogazione urgente a sindaco e presidente del consiglio Claudio Cardile facendo riferimento alla diretta facebook del sindaco sabato scorso alle ore 22, quando il sindaco ha fatto riferimento a un consigliere che ha fatto quale “operanzioncina”, “…al fine di fare business, soddi e di fare affari sulle spalle della città”.

Secondo Interdonato “è gravissimo lasciare nella indeterminatezza una simile accusa, rivolta peraltro ad un Pubblico Ufficiale (nell’esercizio delle funzioni di Consigliere Comunale) che, a dire del sindaco, approfitterebbe della sua funzione agevolando categorie commerciali e/o professionali  traendo, al contempo, in cambio, utilità economica diretta e/o indiretta”

E ricorda che spetta a De Luca, nella sua qualità, “il diritto e soprattutto il dovere di perseguire i fatti gravi che danneggiano fortemente, oltre alla comunità dallo stesso amministrata, l’immagine dell’ente locale che lo stesso rappresenta”.

Interdonato chiede dunque al sindaco di fare immediatamente “il nome e cognome  del consigliere comunale”, “unitamente ai precisi fatti corruttivi dallo stesso perpetrati, in modo da liberare al più presto le Istituzioni dalla presenza di simili malfattori ed evitare anche all’istante di sedere in un’Aula in cui, come affermò Pio La Torre, ci sarebbero “persone incompatibili” con la sua storia politica e personale”.

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