Sabato, 24 Luglio 2021
Politica

Ponte sullo Stretto, Coltorti (M5Stelle): “Basta assurdità e sprechi”

Il presidente della Commissione Lavori pubblici del Senato e docente di geologia boccia la realizzazione. E ricorda: “Quell'area è interessata da faglie attive e da importanti frane sottomarine. Purtroppo non si impara mai dagli errori passati. Si pensi a rimodernare le infrastutture esistenti”

"Con l'arrivo dei fondi del Recovery, e con l'avvio delle grandi opere, si è recentemente riaperto il dibattito sul ponte sullo Stretto di Messina, per la cui progettazione sono stati già spesi centinaia di milioni senza che si riuscisse a concretizzare nulla. Ma spesso si dimentica che quell'area è interessata da faglie attive e da importanti frane sottomarine: si tratterebbe di un substrato estremamente instabile su cui porre i pilastri del ponte a campata unica più lungo del mondo".

Lo scrive, in una nota, Mauro Coltorti (M5S), presidente della Commissione Lavori pubblici e Infrastrutture del Senato e docente di geologia. "Anche il ministro Giovannini, in un'intervista pubblicata oggi sul Corriere del Mezzogiorno, sostiene che l'opera richiede un'attenta valutazione e che non avrebbe senso se non si interviene prima sulle infrastrutture esistenti - prosegue il senatore del Movimento 5 Stelle che precisa - molte persone non sanno che per realizzare il ponte occorrerebbe ristrutturare quasi tutta la rete ferroviaria e parte di quella stradale. Per quella ferroviaria era prevista la realizzazione di lunghi tratti in galleria di circa 16 km sul lato siciliano e di oltre 34 km su quello calabrese. C'è chi in alternativa propone l'attraversamento con un tunnel sottomarino, simile a quello della Manica. Peccato però che quest'ultimo sia ubicato in un settore privo di tettonica, sismicità e frane".

"Si renderebbe inoltre necessaria una ristrutturazione quasi completa delle stazioni interessate su entrambe le coste. Insomma, una "greppia" che darà nuovamente denaro pubblico a società che con estrema probabilità non completeranno mai le opere. Purtroppo non si impara mai dagli errori passati e in tutti questi anni è mancato l'ammodernamento dell'uso dei traghetti e il caricamento dei treni, traghetti che se rivisitati potrebbero svolgere l'attraversamento in tempi relativamente ridotti, con più frequenze e con costi estremamente contenuti. Si potrebbe in questo modo evitare di realizzare un'opera dalla dubbia fattibilità investendo invece sull'implementazione delle infrastrutture esistenti per colmare il gap endemico che taglia fuori il Sud dal resto del Paese", conclude Coltorti.

Quella che si diceva dove essere l’ottava meraviglia del mondo sembra destinata dunque a rimanere sulla carta ma pochi sanno che mentre torna a infiammare gli animi di favorevoli e contrari si continuano a sperperare 1500 euro al giorno.

Lo ha documentato di recente una inchiesta de L’espresso che ha messo in evidenza anche come l’opera che non c’è sia già costata 300 milioni di euro in progetti, pareri, gare e ipotesi, rischia di costarne altri 700 per il contenzioso con l’ex Impregilo che aveva vinto il bando per compiere l’impresa.

Ma secondo l’ultimo bilancio della Società Stretto il ponte che non c’è continua a bruciare 1.500 euro al giorno perché la partecipata tra Anas e Stato nata nell’81 proprio per realizzare il collegamento tra Sicilia e Calabria resta ancora in piedi, nel limbo di una liquidazione che non si chiude da quasi otto anni per il contenzioso con l’ex Impregilo oggi Eurolink.  La legge che avrebbe potuto trasferire questo contenzioso per chiudere la partita è stata stralciata alla Camera con i voti di Forza Italia. Nel frattempo per il commissario liquidatore “Vincenzo Fortunato, avvocato molto noto e già capo di Gabinetto del ministro Giulio Tremonti”, scrive l’Espresso “è previsto un compenso da 120mila euro l’anno come parte fissa, più 40mila di parte variabile.  Il  collegio dei revisori, composto da tre commercialisti, prevede un compenso di novemila euro per il presidente e seimila euro per gli altri due componenti. La società di revisione Ey ha un compenso di 36mila euro per gli anni 2018, 2019, 2020”.

Altre spese riguardano pagamenti per abbonamenti vari, compensi per il rispetto della normativa sulla sicurezza dei luoghi, utilizzo software. Il tutto in una società che non ha più dipendenti.

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