Cronaca Tortorici

Le mani dei clan sui fondi dell'Unione europea, 94 arresti: truffa da dieci milioni di euro

C’è anche un insospettabile notaio tra le 94 persone arrestate nell’ambito della maxi operazione antimafia  che ha colpito il clan di Tortorici, nell'area dei Nebrodi. "Profilo internazionale degli illeciti, non è più la mafia dei pascoli”

C’è anche un insospettabile notaio tra le 94 persone arrestate nell’ambito della maxi operazione antimafia che all'alba di oggi ha colpito il clan di Tortorici, nell'area dei Nebrodi. Si tratta di Antonino Pecoraro, di Canicattì. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l'accusa avrebbe compilato falsi atti per far risultare acquisiti per usucapione una serie di terreni per poi chiedere i contributi Ue. Tra i 46 finiti ai domiciliari, anche una decina di dipendenti dei Centri di assistenza agricola ma sono circa duecento gli indagati tra esponenti mafiosi e colletti bianchi nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Messina, Salvatore Mastroeni su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina che ha svelato gli interessi dei clan messinesi anche sui fondi dell'Unione europea.

Arrestato anche il sindaco di Tortorici

Secondo gli inquirenti la truffa ammonterebbe a oltre 5 milioni di euro intascati indebitamente dall'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l'ente che eroga i finanziamenti stanziati dall'Ue ai produttori agricoli.

Le indagini sono state rese più difficili a causa del "contesto territoriale ostile ed ermetico". E' emersa "l'immagine di un'associazione mafiosa estremamente attiva, osservante delle regole e dei canoni dell'ortodossia mafiosa, in posizione egemone nell'area nebroidea della provincia di Messina ma capace, al tempo stesso, di rapportarsi - nel corso di riunioni tra gli affiliati - con le articolazioni territoriali mafiose Catania, Enna e finanche del mandamento delle Madonie di cosa nostra palermitana", dicono ancora gli investigatori. 

Contatti tra i clan e un funzionario della Regione

Sono emersi anche “profili di allarmante riconoscimento del ruolo rivestito da alcuni suoi componenti, anche da parte di pubblici ufficiali". "Basti pensare che uno dei membri più attivi della famiglia mafiosa batanese - diretto dai Bontempo, Sebastiano Conti Mica, e Vincenzo Galati Giordano - è stato interpellato da un funzionario della Regione Siciliana, in relazione a furti e danneggiamenti di un mezzo meccanico dell'amministrazione regionale, impiegato nell'esecuzione di taluni lavori in area territoriale diversa dal comprensorio di Tortorici". E' quanto dicono gli investigatori. "Ciò a riprova di un forte radicamento della famiglia tortoriciana anche in zone distanti dai territori di origine", dicono.

Così i nomi di tutti gli arrestati

Gli inquirenti hanno accertato "a partire dal 2013, l'illecita percezione di erogazioni pubbliche per oltre 10 milioni di euro, con il coinvolgimento in tale attività di oltre 150 imprese agricole (società cooperative o ditte individuali), tutte direttamente o indirettamente riconducibili alle due famiglie mafiose, alcune delle quali meramente cartolari ed inesistenti nella realtà". La percezione fraudolenta delle somme è stata possibile "grazie all'apporto compiacente di colletti bianchi identificati dalle indagini: ex collaboratori dell' Ag.E.A., un notaio, numerosi responsabili dei centri C.A.A.". Pder gli investigatori "oggetti muniti del know how necessario per realizzare l'infiltrazione della criminalità mafiosa nei meccanismi di erogazione di spesa pubblica, e conoscitori dei limiti del sistema dei controlli".

La mafia non è più quella dei pascoli

"Esaminando le istanze (con contenuto falso) finalizzate ad ottenere i contributi è emersa una suddivisione pianificata delle aree di influenza tra i sodalizi, finalizzata a scongiurare la duplicazione (o la moltiplicazione) di istanze diverse afferenti alle medesime particelle". E' quanto emerge dall'operazione che ha portato all'arresto di 94 persone nel messinese. "Questo specifico aspetto investigativo è stato confermato attraverso intercettazioni ed acquisizioni documentali, presso diversi Centri di Assistenza Agricola, dei fascicoli aziendali delle singole ditte/società attraverso le quali venivano perpetrate le truffe; e mediante perquisizioni eseguite presso le abitazioni dei principali indagati e presso alcuni Centri di Assistenza Agricola".

Tra gli elementi di novità raccolti dall'indagine  "emerge in maniera significativa un profilo di carattere internazionale degli illeciti, commessi nell'interesse delle associazioni mafiose". "In alcuni casi, infatti, le somme provento delle truffe sono state ricevute dai beneficiari su conti correnti aperti presso istituti di credito attivi all'estero e, poi, fatte rientrare in Italia attraverso complesse e vorticose movimentazioni economiche, finalizzate a fare perdere le tracce del denaro", dicono gli investigatori. Ne viene fuori una organizzazione mafiosa che grazie all'apporto di professionisti, dimostra di avere una fisionomia modernissima e dinamica, decisamente lontana dallo stereotipo della "mafia dei pascoli. “Una organizzazione - dicono gli inquirenti - che muovendo dal controllo dei terreni, forti di stretti legami parentali e omertà diffusa (e, quindi, difficilmente permeabili al fenomeno delle collaborazioni con la giustizia), mira all'accaparramento di utili, infiltrandosi in settori strategici dell'economia legale, depredandolo di ingentissime risorse, nella studiata consapevolezza che le condotte fraudolente, aventi ad oggetto i contributi comunitari - praticate su larga scala e difficilmente investigabili in modo unitario e sistematico - presentino bassi rischi giudiziari, a fronte di elevatissimi profitti".

articolo aggiornato il 15 gennaio 2020 ale 12 -- aggiunto il nome del notario

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