Lunedì, 25 Ottobre 2021
Cronaca

Coronavirus, la prefettura blocca l'ordinanza "coprifuoco" del sindaco De Luca

Ieri i drastici provvedimenti intrapresi dal sindaco prima del diktat del premier Conte. Oggi la bocciatura del prefetto. "Misure in contrasto con le previsioni del governo". La replica del primo cittadino: "Dal governo solo un invito a restare a casa"

Il prefetto Librizzi ha bocciato l'ordinanza del sindaco Cateno De Luca per prevenire la diffusione dei contagi da coronavirus.

Il provvedimento sarebbe dovuto entrare in vigore il 13 marzo alle 21, ma dal Palazzo del Governo è arrivato lo stop. A dirlo è lo stesso primo cittadino che ha sottolineato, durante una diretta Facebook, come il prefetto Librizzi abbia considerato l'ordinanza "in contrasto con le previsioni governative e senza fondamento e presupposto in una situazione di accertata e specifica gravità medico-sanitaria nel territorio comunale".

L'ordinanza "coprifuoco"

Da qui la missiva che rende privo di ogni effetto il documento presentato ieri dal sindaco. In particolare, De Luca aveva imposto la chiusura di tutti gli esercizi commerciali cittadini, esclusi quelli che vendono merce di prima necessità e le farmacie, vietando anche l'uscita da casa dei cittadini se non per evidenti bisogni.

Il primo No del Viminale

Ma proprio sulla chiusura dei negozi il prefetto è intervenuto considerando l'ordinanza "pregiudiziale per lo svolgimento delle attività ritenute funzionali ed essenziali dal governo".

La risposta di De Luca al prefetto: "Dal governo solo un invito a non uscire da casa"

"La mia ordinanza ha anticipato quella del governo. Il contrasto segnalato dal prefetto è quindi susseguente e non antecedente. Si è ritenuto di adottare il provvedimento per dare attuazione alla precedenti disposizioni statali, munendole di una componente sanzionatoria di cui erano prive. La disposizione del governo si limitava a consigliare e raccomandare eventuali condotte, come restare a casa o segnalare di avere la febbre. Neanche l'ultimo Dcpm prevede di non circolare sul territorio, da qui non c'è l'obbligo di restare in casa. Pertanto, davanti all'aumento del contagio da Covid-19 si è ritenuto di introdurre, con l'ordinanza sindacale, l'espresso divieto di circolazione delle persone se non per i motivi previsti dal Dcpm e di sospendere le attività fino al 3 aprile, data già indicata da precedente decreto".

Ad entrare nel merito è l'assessore Dafne Musolino. "Il Dcpm consiglia alle persone di non spostarsi dal proprio territorio. Non è una disposizione urgente, ma solo un invito. L'articolo 650 sanziona solo chi si sottrae ad un ordine non ad un invito. E' chiaro che come autorità si fa solo una raccomandazione. Nell'ordinanza del sindaco non c'è un divieto assoluto di uscire di casa, non c'è limitazione della libertà del soggetto poiché sono garantiti gli spostamenti per motivi di necessità che vanno giustificati con autocertificazione. Vi è una situazione di emergenza talmente grave da averci spinto ad applicare norme più stringenti".

La critica alle sospensioni delle attività commerciali: "Tutelati forti interessi economici"

Il governo ha decretato la sospensione delle attività commerciali al dettaglio, prevedendo però una deroga per chi vende beni di prima necessità.

Ma tale deroga,  secondo De Luca,  include attività che invece vendono merce che non rientra tra quelle di prima necessità. "Previste aperture anche per negozi di informatica ed elettronica, ferramenta, materiale elettrico, profumerie, negozi di animali, materiali per ottica e fotografia. Si tratterebbe secondo il governo di beni di prima necessità. Riesce difficile comprendere come l'apertura di questi negozi possa contribuire al mantenimento dei servizi essenziali".

Confermato anche il divieto per ristorazione, bar, pasticcerie, ma anche in questo caso c'è l'eccezione. " Il governo ha previsto una deroga per mense e catering continuativo così come per stazioni di servizio in ambito stradale e ferroviario. A quale scopo è stata attuata questa sospensione? A restare chiuse saranno solo le piccole attiività di ristorazione, il mantenimento della consegna a domicilio si riferisce ad un servizio sottoposto ad una rigida disciplina ed è permesso tramite autorizzazione dell'Asp e del Comune di riferimento. Solo le grandi catene potranno operare poiché godono della licenze e dei permessi. Ciò risulta iniquo nei confronti dei soggetti più deboli, avrebbe avuto più senso invece consentire l'operatività delle piccole realtà e non delle grandi catene dove circolano più persone. Emerge una contraddittorietà del provvedimento che sembra essere ispirato a tutelare forti poteri economici".

De Luca punta il dito anche contro la sospensione delle attività per i servizi alle persone. "No a barbieri, parrucchieri ed estetisti, ma possono stare aperte lavanderie e tintorie. Non capiamo perché".

La richiesta di chiarimenti

"Ho emanato l'ordinanza solo per dare chiare disposizioni utili a contenere la diffusione del virus e non certo per mettere in difficoltà le attività commerciali, molte delle quali avevano già deciso di chiudere. Ho preso questo provvedimento per tutelare la salute, l'ho fatto come massima autorità sanitaria cittadina".

Il sindaco ha chiesto dunque un chiarimento al prefetto Maria Carmela Librizzi "al fine di valutare se revocare o meno l'ordinanza". La risposta è attesa entro le 19 di venerdì 13 marzo.

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